Un lettore scrive:

«Oggi nella nostra Torino è annunciata una manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna. Protestare è legittimo, ma la violenza no. Distruzioni e scontri non rafforzano alcuna causa, la rendono solo invisa agli occhi della popolazione. È possibile che alcune idee espresse da questi movimenti siano anche corrette o meritino ascolto. Ma quando vengono accompagnate da violenze, vengono inevitabilmente ignorate e rigettate. La storia dell'Italia lo dimostra: le Brigate Rosse pensavano di agire "per il popolo" e finirono isolate, sconfitte e rifiutate da tutti. Ci si aspetta una manifestazione allegra, con musica, canti e balli, non con bengala, passamontagna e devastazioni. Chi propone azioni violente non aiuta i movimenti, li danneggia e per questo va isolato».

U. C.

Un lettore scrive:

«Vi scrivo per una riflessione: è mai possibile che la nostra amata Torino sia lasciata nelle mani di questa minoranza, che abitualmente devasta la città? Sono liberi di chiamare rinforzi da tutta l'Italia, e magari dall'Europa, vengono spaccano e se ne vanno, e noi ci troviamo una città imbrattata devastata in attesa di un'altra manifestazione. Possibile che le autorità, i negozianti, gli studenti, i professori, tutti questi personaggi di cultura che scrivono sul nostro giornale, non facciano sentire la loro voce rimanendo passivi? La rettrice dell'Università di Torino, Cristina Prandi, che ha avuto finalmente il coraggio di opporsi, va sostenuta da tutti, non va lasciata sola. I cittadini torinesi non ne possono più di questa situazione, Torino è diventata un ritrovo di vandali italiani. Per questo diciamo basta: la pazienza è finita».