Askatasuna ieri non si è presa Torino, come si era ripromessa con toni guerriglieri. Ha solo fatto molti danni che ripagheranno i torinesi, rovinato il sabato del villaggio a famiglie e commercianti e disgustato le persone civili. La teppaglia del centro sociale ha però anche dato prova di essere il punto di riferimento dell’opposizione violenta e illegale al governo Meloni. L’opposizione è lecita e perfino benefica, se fatta in termini civili e, possibilmente, con argomenti solidi e non pretestuosi. La violenza invece è criminale; se poi la si esercita contro lo Stato, come gli incappucciati di Aska, con armi e bombe incendiarie, il suo nome tecnico potrebbe anche essere terrorismo.

Gli antagonisti piemontesi sono stati capaci di chiamare intorno a sé i colleghi romani di Spin Time e del Quarticciolo Ribelle, anche loro brutti e cattivi, i milanesi del Leoncavallo e della Torchiera, un po’ più sfigati, qualche commando organizzato dalla Francia e dalla Spagna e li hanno mischiati ai collettivi studenteschi ai quali, incautamente, la rettrice dell’Università aveva concesso aule e spazi per pianificare l’orrido spettacolo di ieri. La signora poi ha fatto una mezza retromarcia ma si è beccata l’occupazione dell’ateneo e ha dovuto sospendere le attività didattiche, per organizzare le quali è pagata. Ma questo è un dettaglio.