PORDENONE - «Sul principio, è corretto affermare che la scuola non è un luogo di propaganda politica, qualunque ne sia il segno. Sul metodo, però, l'iniziativa introduce una criticità grave. Invitare studenti a segnalare docenti in base a presunti orientamenti politici significa promuovere una logica di schedatura, di sospetto e di delazione incompatibile con lo Stato di diritto e con la cultura democratica». A parlare è Luca Gervasutti, il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) del Friuli Venezia Giulia, che a quattro giorni dallo scoppio del “manifesto-gate”, ha commentato l’ormai noto questionario diffuso da Azione Studentesca (il movimento giovanile legato a Fratelli d’Italia) in cui si chiedeva di indicare gli insegnanti di sinistra che fanno propaganda in classe. Il volantino era apparso sabato 17 gennaio sulle mura esterne del liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, segnalato alle autorità dai docenti e rimosso dagli alunni della scuola. Ma è la settimana scorsa che è scoppiato il caso denunciato pubblicamente dalla Flc Cgil.
Dopo l’immediata spaccatura politica - il sindaco di Pordenone Alessandro Basso sostiene che il sindacato non possa censurare gli studenti, mentre il Pd ha presentato un esposto in Procura anti-manifesto - a parlare ora sono i dirigenti scolastici.
















