PORDENONE - Pordenone si risveglia anche oggi al centro di un acceso dibattito, nato dai recenti avvenimenti riguardanti il liceo Leopardi-Majorana e approdato fino negli uffici della Procura. Quello che era iniziato come un blitz notturno di Azione Studentesca, movimento giovanile di destra, è diventato un caso politico. Al centro della disputa, un manifesto e un sondaggio online che invitavano gli studenti a segnalare i docenti "di sinistra" rei di fare propaganda ideologica in classe.
Nel mirino delle critiche è finito anche il sindaco Alessandro Basso: il primo cittadino, pur criticando il metodo della segnalazione nominale, ha parzialmente giustificato nel merito l'iniziativa dei giovani di destra. Una posizione, la sua, giudicata decisamente troppo "light" e pericolosa da gran parte del mondo scolastico.
Ma cosa ne pensano i ragazzi del liceo oggetto della polemica? All'uscita da scuola, la presa di distanza dai metodi del dossieraggio è netta. Gli studenti non si sentono affatto vittime di indottrinamento e rivendicano con orgoglio la propria autonomia critica; l'impressione, ascoltandoli, è che vogliano quasi dire: «Siamo davvero così ingenui da farci indottrinare?». Karla, ex studentessa diplomata l’anno scorso che segue ancora da vicino le vicende dell'istituto, è categorica: «Il confronto politico tra giovani è fondamentale, ma i sondaggi punitivi contro i professori non c’entrano nulla con la democrazia. In questi anni non ho mai sentito un docente "inculcare" un’ideologia. Ci informano sui fatti del mondo, dalla Palestina ad altri temi di attualità, ma siamo sempre stati liberi di farci la nostra opinione». Due studentesse, che affermano di aver appreso la notizia dai giornali, definiscono la vicenda “vergognosa”: «Nel 2026 è assurdo vedere giovani che compilano liste di persecuzione basate sull'orientamento politico, magari solo perché qualche prof si è mostrato sensibile a certi temi umanitari. Difendiamo la libertà dei nostri insegnanti di parlare con noi». Il dibattito si sposta poi sul ruolo dell'educazione. Un ragazzo interpellato osserva: «Se l'obiettivo era contrastare la propaganda, allora il sondaggio doveva essere contro ogni tipo di condizionamento, non solo quello di sinistra. È un'azione scorretta: la scuola ha gli strumenti per autoregolarsi se un docente esagera, non serve l'intervento esterno di un movimento politico».
















