“Emozionata, certo che ero emozionata il primo giorno a Repubblica. Anzi, direi che ero eccitata”. Sandra Bonsanti, 88 anni di passione civile e giornalismo, è sulla poltrona dello studio nella sua casa di via Maffia nell’Oltrarno fiorentino (“proprio in questa strada io e la mia famiglia ci nascondemmo durante la guerra, perché mia madre era ebrea”). È stata protagonista di una lunga stagione a Repubblica: "Presi servizio il 9 novembre del 1981”.
Arrivavi dalla Stampa, come eri sbarcata in piazza Indipendenza?
"Scalfari mi chiamò e mi disse: ‘Ma che aspetti a venire da noi?’. E io accettai. Ero stata alla Stampa e prima ancora al Giorno, dove avevo seguito il delitto Moro. Ecco, ho ancora qui il taccuino del 9 maggio 1978, quando fu trovato il cadavere del presidente della Dc in via Caetani. Vedi, scrissi: ‘Passa un funzionario: pare che sia Moro’, ‘Barba lunga di un giorno, camicia chiara’. ‘Ferito alle spalle e alla testa’. Furono giorni drammatici. Una palestra. Dopo tre anni, la chiamata di Scalfari".
E quindi partecipavi alla riunione della mattina, la “messa cantata” raccontata da tanti colleghi.
"Era di sicuro il momento più importante della giornata per il giornale. Tutti potevano parlare, anche se molti erano un po’ intimiditi. Scalfari e Rocca facevano anche battute goliardiche. Ma per me il momento culminante era un altro”.










