Claudio Sabelli Fioretti, ma come andò che fondaste Repubblica?

"Ero disoccupato, e Scalfari stava cercando un capo dello sport per il nuovo giornale che aveva in mente. Venne a Milano, ci incontrammo e mi mostrò il progetto, le pagine”.

Ma scusi, lo sport all’inizio di Repubblica mica c’era.

“Errore. C’era. Poi le damazze, come le chiamavo io, cioè le signore radical chic che Scalfari frequentava, lo convinsero che lo sport era una cosa volgare e lui le ascoltò. Ci ripensò soltanto più tardi, dopo avere visto il successo della Stramilano di cui tutti parlavano".

Nel frattempo, come preparaste la grande novità?