Pane, latte, un po’ di spesa e – immancabile – una copia del nostro quotidiano, naturalmente La Repubblica. Mamma Assunta tornava a casa tutti i giorni così, già alle superiori sfogliavo quelle pagine e coltivavo interesse per il mondo, migliorando il mio modo di esprimermi. All’università, quando preparavo gli esami, quel rito diventò ancor più istituzionale, per così dire: mamma faceva il caffè, mi lasciava il giornale e io me lo godevo per mezzora». Dal piccolo borgo di Piano di Sorrento, incastonato nel cuore della penisola, Rosa Iaccarino, architetta, 56 anni, racconta il legame della sua famiglia con Repubblica, che ha sintetizzato in una mail inviata per celebrare i 50 anni del nostro quotidiano.
Perché la sua famiglia si è legata così tanto a Repubblica?
«Perché ha fin da subito incarnato la nostra visione del mondo, un po’ a sinistra, progressista: un’idea che in particolare mio fratello Gabriele ha incanalato in un certo attivismo e che, in generale, ha rappresentato me, mia madre e anche mio padre, che – da marittimo – recuperava le letture perdute al suo ritorno, leggendo anche i giornali arretrati. Leggere Repubblica ha significato e significa sentirsi parte di una comunità».










