Se non l’avete letta cercate l’intervista che Fabio Galati ha fatto a Sandra Bonsanti, 88. In ogni frase, in ogni parola, in ogni silenzio c’è la storia di questo Paese e di questo giornale. «Nel nostro passato è scritto il futuro», mi diceva quando eravamo compagne di scrivania, molti decenni fa. La vedevo leggere per giorni migliaia di pagine di faldoni, una volta le ho detto ora basta studiare queste vecchie carte: usciamo, dai, andiamo a vedere cosa succede adesso. Ma, invece. Nel nostro passato è scritto il nostro futuro.

La sua passione per questo mestiere gareggia solo con la sua incorruttibilità. Anche i regali di Natale dei presidenti e dei ministri, quando ancora avevano l’uso di farne senza premiare la compiacenza, persino fossero libri, li rimandava indietro. «Non si accetta nulla dalle persone di cui si deve scrivere. Nulla. Un regalo accende un debito e prima o dopo ti chiederanno di pagarlo».

Nei primi anni di vita di questo giornale, non solo nei primi, le donne non comparivano nelle foto. Di Sandra — come delle altre maestre — in quelle storiche, di gruppo, ce ne sono pochissime. Qualcuna di Rosellina Balbi, capa della cultura, che aveva un carattere impossibile (ancora se ne parla). Qualcuna di Miriam Mafai, che era la compagna di Pajetta. Qualche rara altra, un po’ sfocata, di chi era bravissima certo ma anche figlia, moglie, amica di famiglia di. Le donne sfuse, le donne senza attributi di appartenenza, facevano il giornale senza entrare nelle foto.