7 dicembre del 1948

Un bel giorno, non si sa come non si (sa)* perché (ma è lecito fare domande simili agli ordini del sarto?) per più di un quarto di mondo si sparse una voce: stavano per tornare di moda i vestiti delle nostre nonne; o, almeno, le sottane stavano scendendo, allungando, stiracchiandosi, allargandosi. Più giù, più giù: cinquanta, quaranta, trenta centimetri da terra. Qualche coraggiosa elegante signora uscì per le strade ostentando con audacia da leoni l’ultimo modello della sua casa di mode. Gli uomini borbottarono, si accigliarono, scossero ironici la testa. Le donne (poche) fecero altrettanto e giurarono «io mai e poi mai».

Finirono, neppure una stagione dopo, per svolazzare ingombrantissime gonne rasoterra: disinvolte come lo sanno essere le donne quando qualcosa è di moda. Perché? Ma. Così. Lo vuole Parigi, lo vuole Christian Dior. I figurini portavano ammassi, qualche volta semimostruosi, di stoffa. Tutte le case parigine allungavano, allargavano, arricchivano senza ragione. Perché? Ma. Così. Lo vuole Christian Dior. Christian Dior divenne il “mago”, il despota affascinante e misterioso, il padrone del secolo. Se ne parlò ovunque. Obbedienti le sarte, le sartorie, le sartine, lo sognavano ossessionate e conquistate. Era diventato, insomma, già da allora, l’uomo del secolo: altro che Bevin, Molotov, Truman! Christian Dior! Ma che tipo era questo Christian Dior?