I buon propositi rompono la routine, seppur disfunzionale, delle nostre esistenze. Ecco come riuscire a realizzarli senza cedere all’evitamento e alla procrastinazione

di Stefania Medetti

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Anno nuovo, nuovi propositi. Ogni gennaio compiliamo la nostra lista dei desideri: andare in palestra, mangiare meglio, leggere di più, imparare una lingua straniera, ridurre il tempo passato sui social. Eppure, entro la terza settimana del mese, la maggior parte delle persone avrà già abbandonato gli obiettivi. L’ostacolo non è quasi mai la mancanza di forza di volontà, ma il modo in cui cerchiamo di gestire il cambiamento. Come scriveva Marie Kondo: “Il caos nasce quando le cose non hanno un posto dove stare”. Lo stesso vale per i propositi: senza una collocazione precisa nel nostro tempo, si dissolvono. Cosa ci dice la psicologia in proposito? “Quando decidiamo di mettere in atto dei cambiamenti per dare seguito ai buoni propositi dobbiamo tenere a mente che stiamo andando a rompere un equilibrio, che anche se negativo o non abbastanza produttivo, è comunque quello a cui siamo abituati”, risponde la dottoressa Jessica Capellini, psicologa. (www.centrointerapia.it) “Questo squilibrio può generare stress e preoccupazioni e dunque una resistenza al cambiamento, che può essere espressa in diversi modi, come evitamento o procrastinazione, con l’unico obiettivo di farci rimanere all’interno della nostra zona di comfort”.