La ricerca dimostra che pochi riescono a mantenere fede agli obiettivi - a fine anno e non solo -, ma esistono strategie efficaci per migliorare il risultato. E in tutti i casi, promettere a se stessi un cambiamento è sempre una buona strategia

di Olga Noel Winderling

Ogni dicembre, mentre l’anno nuovo si avvicina, riparte il rituale delle grandi promesse: smettere di fumare, correre tre volte a settimana, perdere cinque chili... La scienza, però, non è ottimista: tutte le ricerche dimostrano infatti che la maggior parte dei buoni propositi non supera i primi mesi di costanza. Già nel 1989, quello che è ritenuto un classico del settore (The resolution solution: longitudinal examination of New Year's change attempts, John C. Norcross & D. Vangarelli) fotografava la fragilità dell’entusiasmo: dopo una settimana resisteva il 77%, dopo un mese il 55%, dopo sei il 40%. A due anni di distanza, aveva realmente mantenuto fede all’obiettivo solo il 19% delle persone. E i dati più recenti sui percorsi di dimagrimento sono ancora più duri: solo nel 5-10% dei casi si ottengono i risultati nel lungo periodo, percentuale quasi identica a chi smette di fumare senza aiuto. La psicologia spiega che l’intenzione di cambiare si infrange spesso con obiettivi vaghi, aspettative irrealistiche e meccanismi di autoinganno che ci fanno sovrastimare le nostre possibilità. Ma anche che quell’ottimismo è positivo, indipendentemente dai risultati.