La parola del cibo del 2026? Connessione. Si sposterà l’attenzione da diete iper-proteiche o rigidamente salutiste e ci si concentrerà di più sulla ricerca del benessere emotivo, della cultura, dell’esperienza multisensoriale, inclusiva e significativa. È l’evoluzione del concetto di comfort-food: non più indulgenza pura, ma piatti che siano nutrienti, gratificanti e identitari. Lo sostiene il rapporto sulle Tendenze globali di alimenti e bevande per il nuovo anno del Mintel, che ha studiato il comportamento dei consumatori.

Il 2026 a tavola: meno scena, più convivialità

E sono dello stesso avviso i dieci chef intervistati da Il Gusto, dieci grandi firme della ristorazione italiana che affidano ai nostri lettori i loro pronostici sulle tendenze dell’enogastronomia. Tecnicismi addio. Viva piuttosto l’imperfezione nel piatto che trasmetta gioia, divertimento, nostalgia, voglia di stare insieme, piacere della condivisione. Meno formalismi, più empatia. La retorica della sostenibilità come slogan? Non ha più spazio, ma resterà solo ciò che è concreto e verificabile. Il copia e incolla di cucine identiche sta per esaurirsi per lasciare il posto a proposte sempre più identitarie e specializzate, cucite addosso ai clienti. Trattorie moderne, fine dining o pop up, la ricetta per il 2026 è una: far star bene le persone a tavola.