Che cosa mangeremo nel 2026? Le risposte arrivano da chi il mondo lo attraversa davvero – tavolo dopo tavolo – e convergono su un tono sorprendentemente sobrio: non vince chi stupisce, ma chi riconnette. La prima virata, culturale più che gastronomica, riguarda la nostra relazione con il cibo: man giare da soli non è più gesto eccentrico ma cura di sé.
Il cibo che verrà: il futuro della ristorazione secondo 10 chef
29 Dicembre 2025
A Parigi, Alexandra Michot, vicedirettrice di Elle à Table, lo definisce “una nuova forma di meditazione: andare da soli al ristorante, cucinare solo per sé, parlarsi at traverso il cibo”. Privato non significa isolamento, ma riconquista: “È ok andare da soli al ristorante, cucinare solo per sé. È rilassante, è cura, te lo meriti”. Nella stessa Francia esplode una mania ironica e identitaria: indossare il proprio ristorante come si indosserebbe una mai son. “Oggi siamo più fieri di mostrare il cappellino di Quintonil o la T-shirt targata Septime che la cintura Prada”, racconta Michot. Il gesto dice una cosa sola: il foodie come comunità, non come target.
Sul fronte operativo, Londra registra una svolta netta. Xanthe Clay, firma del Telegraph, avverte che le brigate gigantesche non sa ranno più sostenibili. Non vedremo necessariamente meno qualità, ma piatti meno esasperati, “più ingredienti e meno coreografia”. Potremmo persino abituarci a versarci il vino da soli.







