«Il nostro obiettivo è procedere all’assegnazione dell’immobile di corso Regina il prima possibile. Ora valuteremo i tempi». Sono questi i piani del sindaco Stefano Lo Russo dopo che la polizia ha sgomberato la sede di Askatasuna, il centro sociale più importante di Torino. Un edificio occupato da 29 anni, sul quale la Città aveva avviato un percorso di regolarizzazione.

La marcia indietro del sindaco: “Non ci sono più le condizioni”

Andrea Gatta

All’inizio del 2024 era stato sottoscritto un patto di collaborazione con alcuni esponenti della sinistra torinese, tra cui lo psichiatra Ugo Zamburru e il magistrato Livio Pepino. Proprio alcuni di loro, nella giornata di ieri, hanno diffuso una nota con una richiesta precisa alla giunta: riattivare il progetto. La richiesta è stata sottoscritta anche dal segretario regionale della Cgil Giorgio Airaudo, dalla magistrata Alessandra Algostino e da Marco Revelli, per citare solo alcuni dei firmatari. Tutti hanno parlato di un’operazione che sorprende e non hanno risparmiato critiche al sindaco.

"Niente sarà più come prima, il campo è stato tracciato, chi con noi continua a volere un presente e un futuro diversi sa che la partita non è finita, ma solo iniziata": scrivono sui canali social gli autonomi del centro sociale Askatasuna. Nel post vengono annunciate iniziative per le prossime ore, in particolare un corteo per sabato che partirà dal quartiere Vanchiglia. "Sabato sarà un primo passaggio per unirsi di fronte a quanto accaduto e per iniziare a guardare al futuro, per dichiarare solidarietà e soprattutto per ribadire che l'attacco alla città da parte del governo ha un obiettivo chiaro ossia quello di colpire il movimento per la Palestina, chi si è mobilitato da sempre e chi in questi mesi. La migliore risposta è continuare a lottare insieme", concludono gli autonomi.