Di nuovo una strage di ebrei e di nuovo su una spiaggia. In Australia, uno dei Paesi che più aveva solidarizzato con i palestinesi. Ma sembra che sia tutto inutile, che a nulla serva per far rinsavire e maturare un minimo di autocritica negli esponenti più in vista dei pro-Pal. Imperterriti, essi continuano a dire che non si può parlare di antisemitismo e che bisogna invece combattere l’islamofobia.
Per Rula Jebreal, in un post su X, sarebbe addirittura in corso un’opera di «disumanizzazione dei musulmani», la quale sarebbe un «pilastro centrale della propaganda» filo-israeliana e sionista. L’opinionista porta ad esempio un «eroe musulmano che salva degli ebrei», ma non parla mai né delle vittime e né dell’attentatore. È ovvio che un cristiano non dovrebbe mai “disumanizzare” nessuno. È altresì ovvio che un liberale non può ragionare in astratto e in blocco per gruppi etnici o religiosi: le responsabilità sono sempre individuali. Ma obiettività vorrebbe che, da una parte, si riconoscesse che l’islamismo politico presenta oggi in molte sue facce un aspetto inquietante, tanto che non è peregrino parlare di nazi-islamismo, come fanno molti studiosi Oltralpe; e, dall’altra, che il ragionare per entità astratte è proprio quel che fanno i terroristi islamici con la loro caccia all’ebreo in quanto tale, “colpevole” a prescindere.










