La propaganda pro-Pal spaccia l’antisemitismo per antisionismo, non pronuncia la parola ostaggi e non tollera di sentire pronunciare il cognome “Segre”. Giustifica il 7 ottobre inserendolo in un’ignorante concatenazione di eventi per cui bisogna mettersi nei panni dei terroristi: il pogrom in cui Hamas ha ammazzato 1.200 ebrei-in-quanto-ebrei non è l’unico atto genocidiario, frutto di un’ideologia omicida, cui abbiamo assistito, ma anzi, è un atto obbligato per il riconoscimento di uno Stato palestinese che si estenda “dal fiume al mare”, così da inglobare Israele all’interno di un unico impero islamico. Poco importa se a Gaza il sottosuolo è diventato, dal colpo di stato del 2007 in avanti, un formicaio di tunnel lunghi centinaia di chilometri scavati alla bell’e meglio da bambini non più che dodicenni, pagati 25 dollari per un turno di 12 ore, morti a decine sotto frane accidentali per consentire ai terroristi di accumulare decine di migliaia di missili. Poco importa se negli Stati Uniti gli episodi di antisemitismo sono aumentati del 140% in due anni e in Francia nel 2024 sono stati 1.570 contro i 436 del 2022. Di (ir)riflesso nel Regno Unito i giornalisti sembrano più propensi a utilizzare come fonte i miliziani jihadisti anziché le Forze di difesa israeliane.