Attenzione, perché qui la faccenda è grave. Molto più del previsto. La patologia pro-Pal sta virando verso una forma così aggressiva, capace di intaccare irrimediabilmente le sinapsi, che non si esclude il rischio della protesta infinita. I palestinesi di Gaza esultano per la fine della guerra, quelli d’Italia berciano slogan e proseguono nell’occupazione permanente di piazze, università e scuole. E magari fossero solo centri sociali, sindacati rossi e collettivi studenteschi a mantenere la trincea oltranzista...

A Bologna, ieri, dietro lo striscione “Sia una pace giusta”, c’era pure il Partito democratico, col segretario cittadino Enrico Di Stasi e l’assessore alla Mobilità Michele Campaniello. E poi l’Usb, la Cgil, l’Anpi, Cambiare rotta, Potere al Popolo, Rifondazione comunista, tre attivisti che erano bordo della Global Sumud Flotilla e pure Patrick Zaki. Un’allegra combriccola. Yassine Lafram, presidente dell’Unione delle comunità islamiche italiane, anche lui tra coloro che hanno provato a sfondare il blocco navale imposto da Israele, ha spiegato che «bisogna scendere in piazza perché le sofferenze non cessano con una firma: manca il senso di umanità di queste persone che ancora hanno il coraggio di parlare dopo aver sostenuto un genocidio, una copertura politica e mediatica che non sfugge agli occhi di nessuno». Sarà. A Milano, in testa al solito corteo del sabato, c’era Mohammad Hannoun, già gravato con un foglio di via dal capoluogo lombardo dopo le sue parole a difesa dei cacciatori di ebrei di Amsterdam (al termine di Ajax-Hapoel Tel Aviv del 7 novembre 2024). E poi le solite facce, dai palestinesi agli antagonisti. Alcune erano coperte integralmente dal niqab: si vedevano solo gli occhi. Presenti anche esponenti locali piddini e Verdi. Il menù della giornata? Slogan come «il 7 ottobre non è una ricorrenza»; immagini-santino di Yahya Sinwar, una delle menti degli attentati terroristici perpetrati da Hamas; odio verso l’Occidente che «ha armato i nazisionisti»; fotomontaggi di Adolf Hitler con la bandiera israeliana sul braccio e di Giorgia Meloni vestita da gerarca. Senza dimenticare i pensieri dei pro-Pal in sfilata. Dal mefagono del carro che faceva strada si sono sentite tali parole: «Il mio sogno è vedere Netanyahu giustiziato con la testa volare». C’è di più.