La strage avvenuta ieri in Australia, dove due terroristi, un pachistano e un libanese d’origini palestinesi, già noti all’agenzia australiana di intelligence ASIO, hanno trucidato 15 persone durante la festa ebraica di Chanukkah, è l'ultimo segnale del risorgere del terrorismo internazionale di matrice islamica. L'emergenza, di fatto, non è mai cessata, nonostante la scena sia stata monopolizzata, dal 2022, dal conflitto russo-ucraino e poi dalla guerra Israele-Hamas. Nel caso del conflitto mediorientale, causato proprio dalla strage di massa terroristica perpetrata da Hamas il 7 ottobre 2023, si poteva inizialmente temere il ritorno a estese stragi anche nelle metropoli occidentali. Così non è stato, probabilmente perché le grandi organizzazioni del terrore hanno ritenuto opportuno osservare una sorta di “letargo”, attendendo e valutando gli eventi, forse anche per non alienare ai palestinesi simpatie diffuse in parte dell'Occidente. Ma il vento sta cambiando. Ieri il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha criticato duramente il collega di Canberra, Anthony Albanese, laburista e filopalestinese: «Tre mesi fa ho scritto al primo ministro australiano che la sua politica stava gettando benzina sul fuoco dell'antisemitismo.
Coi pro-Pal e la Siria di al-Sharaa il terrorismo islamico è ritornato | Libero Quotidiano.it
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