Egregio direttore, forse mi sbaglio o sono stato disattento, ma di fronte a quello che è accaduto a Bondi Beach, ai tanti morti e feriti, compreso un rabbino, non ho ascoltato molte parole di solidarietà e di sdegno da parte di coloro che in questi mesi hanno attaccato a testa bassa Israele, facendo di tutta l'erba un fascio, colpevolizzando tutti gli ebrei e finendo con il giustificare anche gli orrori di Hamas. Vorrei chiedermi le ragioni di questi silenzi. Ma ho già la mia risposta. E lei? Per evidenti ragioni le chiederei di firmare questa mia lettera solo con le iniziali.

Caro lettore, anche di fronte a tanto orrore, non credo sia opportuno alzare i toni delle polemiche. La tragedia che si è consumata sulla spiaggia di Bondi a Sydney ha una matrice chiara, l'estremismo islamico, e un obiettivo evidente, i cittadini ebrei che festeggiavano la festa dell'Hannukah. Non siamo di fronte un semplice, pur gravissimo (16 morti) atto di terrorismo, ma ad una strage antisemita. Questo non la rende più grave, ma ci può aiutare a capire almeno due cose. La prima è che l'antisemitismo non è una minaccia teorica agitata, come qualcuno pensa e dice, per difendere sempre e comunque gli israeliani o per giustificare le crudeltà di Netanhyau. È un cancro presente nella nostra società che, nonostante tutto, nonostante i milioni di morti, non siamo riusciti ad estirpare e nei confronti del quale dobbiamo mantenere sempre la guardia molto alta. Senza concessioni o sottovalutazioni dettate dagli interessi politici contingenti.