Solo nelle ultime 48 ore si sono registrati tre casi. Quello dei cestisti paralimpici della nazionale britannica che a Colonia, durante una partita della Wheelchair basketball nations cup, una sorta di mondiali della pallacanestro in carrozzina, hanno mostrato le spalle mentre suonava l’Hatikvah, l’inno di Israele; quello del direttore di un parco divertimenti nel sud della Francia, che poi è stato arrestato e ora rischia tre annidi galera per discriminazione, ma prima si è rifiutato di far entrare nella struttura 150 bambini ebrei e israeliani, tutti tra gli otto e i sedici anni, per le sue «convinzioni personali sul genocidio a Gaza che deve finire»; e il ferimento di due turisti israeliani in un parco vacanze olandese, durante una partita di paintball, quella dei fucili caricati con palloncini di vernice, per cui è stato arrestato un 15enne.

Se però allunghiamo lo sguardo alla settimana che si conclude oggi tocca mettere nel conto altri quattro.

Sul fronte sportivo la richiesta di Assoallenatori, l’associazione che degli allenatori del calcio italiano, avanzata dal presidente Renzo Ulivieri e che ha incassato il plauso di 44 parlamentari di centrosinistra, di sospendere Israele dalle competizioni sportive; sul fronte polemico la messa al bando di Gerusalemme alla fiera del Levante di Bari; sul fronte vacanziero l’albergatore ragusano che ha chiesto alla famiglia di Rishon LeZion che doveva ospitare di dissociarsi dalla politica di Netanyahu odi andarsene; e sul fronte sanitario il mini-show, sconfessato dopo una mezza giornata di rimbalzi sui social, con tanto di scuse e valutazioni avviate dell’ordine dei medici e della Asl, della dottoressa e dell’infermiera che si sono riprese mentre gettavano nel sacco nero dell’immondizia integratori e prodotti della Teva, cioè della multinazionale israeliana che fa medicinali generici.