Occhio alle parole: «Persone radicalizzate»; l’«ala estremista» della Capitale; «sentinelle ebraiche che spadroneggiano»; «nuclei paramilitari»; «degenerazione squadristica». In stato di fermo c’è Eitan Bondì, ma sotto accusa c’è l’intera comunità ebraica della Capitale. L’indice è puntato su tutti, non solo sul 21enne che ha ammesso le sue responsabilità per il ferimento, il 25 aprile, di due attivisti dell’Anpi.
Come tra i partiti politici (di sinistra), anche tra i giornali (quelli più vicini alla sinistra) è partita la campagna per criminalizzare la realtà ebraica romana. Altro che «cane sciolto», come pure trapela finora dagli investigatori, Bondì è solo la punta dell’iceberg. Gad Lerner, ad esempio, è sicurissimo.
Due giorni fa, il giornalista ha fatto la sua diagnosi: «Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che in nome dell’autodifesa minacciano e aggrediscono nelle scuole e per strada chi individuano come nemico di Israele». Lerner li chiama «nuclei paramilitari» che andrebbero sciolti. E ieri sul manifesto il giornalista ha sviscerato il tema con un intervento nel quale definisce la cornice entro cui opererebbero le “squadre”: l’ideologia della «destra israeliana» riconducibile al Likud e a Benjamin Netanyahu: quella del «soli contro tutti», dell’antisemitismo «eterno che prescinderebbe dai crimini perpetrati da Israele e dunque lo assumerebbe a modello di una brutalità necessaria».











