Dopo Emanuele Fiano è successo anche a Giorgio Gori. Questa volta l’oltraggio è andato in scena all’università di Bergamo, dove venerdì alcuni esponenti dei collettivi pro -Pal più esagitati hanno srotolato lo striscione “Fuori i sionisti dall’università” e declamato il seguente slogan: «Noi siamo contro Hamas ma siamo con chiunque spara a un sionista». La colpa di Gori, europarlamentare esponente dell’ala meno oltranzista del Pd verso Israele, secondo i pasdaran dell’ateneo sarebbe quella di aver manifestato solidarietà a Emanuele Fiano, a sua volta censurato a ottobre dai pro-Pal che avevano bloccato il suo intervento all’università Ca’ Foscari di Venezia. Anche allora risuonò lo slogan «Fuori i sionisti dalle università», con il consueto teatrino di minacce e intimidazioni. Il ministro dell’Università Anna Maria Bernini ha chiamato al telefono Gori per offrirgli solidarietà.
E ieri è stato il giorno della sacrosanta indignazione bipartisan della politica. Qui però casca l’asino. Perché se è indubbio che il Centrodestra non abbia mai dato bordone al movimento pro-Pal, protagonista di continue violenze e assalti alla polizia negli ultimi tempi, altrettanto non si può dire della sinistra. Il campo largo ha sfilato spesso insieme alle frange più estreme del movimento, e alcuni esponenti dei partiti dell’opposizione hanno spalleggiato l’imam di Torino pro-Hamas; sono arrivate critiche all’inchiesta sulle raccolte di beneficenza finite nelle tasche dei terroristi, chiesto perfino il rinvio di una partita di basket che vedeva impegnata una squadra israeliana in trasferta a Bologna. Perfino il disegno di legge contro l’antisemitismo, presentato dall’ex ministro dem Graziano Delrio, ha trovato la durisima opposizione interna del fronte più radicale (e schleiniano) del Pd. Tanto che alla fine è stato presentato in Senato un testo «ufficiale» del Nazareno dove l’antisemitismo viene annacquato dentro una generica presa di distanza dai «discorsi d’odio» e dal «radicalismo».






