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27 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 11:49

È il 23 di gennaio, all’Ateneo di Bergamo ci sono gli economisti Federica Origo e Michele Boldrin e l’europarlamentare – ex sindaco della città – Giorgio Gori per un dibattito su giovani e lavoro. A un certo punto un gruppo di studenti entra nella sala e srotolando uno striscione con la scritta “Fuori i sionisti dall’Università” interrompe l’incontro e contesta Gori. L’esponente del Pd, nelle settimane precedenti, aveva difeso il collega dem Emanuele Fiano, a cui era stato impedito di parlare a Venezia.

Questa la storia finita sui giornali un mese fa, anche e soprattutto per una frase pronunciata da uno degli studenti – secondo il collettivo UnibgForPalestine, “estrapolata dal contesto” – che suonava così: “Stiamo con chiunque spara a un sionista”. La novità, ora, è che gli studenti che hanno partecipato all’azione sono stati convocati, attraverso una mail personale, dal rettore Sergio Cavalieri. La ragione? L’avvio di un procedimento disciplinare. Un ammonimento, nella migliore delle ipotesi, che può sfociare in una sospensione o, nel caso più grave, nell’espulsione dall’ateneo.