Caro direttore, il suo giornale come altri, polemizza con i pacifisti e con i pro-Pal che, dopo tutte le manifestazioni contro Israele per i bombardamenti a Gaza, osservano un rigoroso silenzio su quelli in Ucraina e adesso anche sulla terribile repressione nei confronti degli iraniani da parte degli Ayatollah. Ovviamente le polemiche sono giustificate, ma bisogna andare al fondo della questione che è molto seria e grave. Come da tempo in Francia (vedi il caso Melenchon), adesso in Italia (Landini, l’Anpi, un pezzo del Pd) c’è una parte della sinistra tradizionale che sta facendo una riconversione profonda verso il movimentismo islamista presente in entrambe le nazioni, che deriva anche da qualcosa che si sta verificando da tempo nelle nostre società. Il punto di partenza è costituito dalla rilevante presenza di immigrati regolari e non. Oggi una parte dell’associazionismo palestinese è in campo su un terreno di movimentismo spinto che arriva fino alla guerriglia urbana o allo “squadrismo” perché in modo sistematico sta impedendo la libera manifestazione del pensiero nelle Università e nelle scuole a chi ha su Gaza e su Israele un parere diverso: si sono moltiplicati gli episodi nei quali è stato impedito di parlare a personaggi come Molinari, Capezzone, Roccella e altri.