Caro direttore, chi le scrive non è politicamente schierato in nessuno dei due schieramenti che dividono oggi l’Italia. E proprio per questo si rivolge alla sua cortesia per sviluppare alcune considerazioni del tutto fuori dagli schemi su ciò che è avvenuto fra Gaza e l’Italia. Esistono pochi dubbi, a nostro avviso, che Netanyahu è riuscito a passare dalla ragione (giusta reazione militare alla strage commessa da Hamas il 7 ottobre) al torto costituito da una serie di attacchi militari alla popolazione palestinese, per altro usata da Hamas come scudo umano provocando nel mondo e ancor più in Italia fortissime reazioni. Ciò premesso va anche detto che stiamo parlando di una cosa in sé gravissima quali sono i crimini di guerra, ma non del genocidio che ha caratteristiche totalmente diverse: il genocidio è quello che è stato fatto contro gli ebrei, gli armeni, in Ruanda, e consiste nella distruzione totale di un popolo.

Ora, in Israele, circa 2 milioni di palestinesi sono incorporati nella struttura politica e addirittura elettorale del Paese e nessuno, neanche i coloni estremisti della Cisgiordania, ha messo in discussione questo aspetto. La distinzione è importante perché la confusione nei giudizi ha pesato in modo paradossale anche in Italia. Certamente qui c’è stata una reazione spontanea ai crimini di guerra commessi da Netanyahu ma su di essa si sono innestate, a partire dalla Cgil, e ad una parte del Pd, per non parlare del M5s e di Avs, delle risposte del tutto improprie. Quella più impropria è stata lo sciopero generale dichiarato da Landini, rompendo l’unità sindacale con la Cisl e la Uil, ma inseguendo un sindacato estremista come l’Usp. In effetti, Landini cavalcando Gaza in tutti i modi ha voluto coprire (come in parte lo stesso Pd) il vuoto politico registrato in questi anni proprio sul terreno sindacale.