Non avremmo mai detto che il campo largo in kefiah, il trittico Pd schleinizzato-Cinque Stelle cadenti-rossoverdi assortiti fosse così di larghe vedute. Invece, pensate, alla grande adunata pro-Gaza di sabato 7 giugno con vista sul referendum (coincidenze della cronaca politica, non siate maliziosi) i compagni ti accettano anche se sei ebreo, perfino se sei cittadino israeliano.

C’è solo una postilla, in fondo, un classico della casa riadattato, un’eco vagamente stalinista, ma riabbellita con il finto candore del Politicamente Corretto: l’abiura.

L’ha spiegata con grazia in un’intervista a La Stampa l’onorevole Elisabetta Piccolotti, il cui virgolettato-chiave messo nel titolo suona: «Benvenuti gli israeliani anti-Netanyahu». Gli israeliani di serie A insomma, quindi degni di sedersi alla tavola dei Buoni e dei Giusti, che magari sanno perfino usare le posate. Non i puzzoni, gli israeliani di serie B, quegli ebrei che magari oggi stanno al fianco dello Stato ebraico, della reazione al pogrom bestiale di Hamas, del tentativo di riportare a casa altri ebrei martoriati nelle viscere di Gaza, quelli che stanno con i soldati dell’Idf e non con i barbari che piazzano arsenali e target militari sotto gli ospedali e di fianco alle scuole. Costoro, per essere degni di interloquire con l’onorevole Piccolotti e con le anime belle mute sulla politica (ma sarebbe meglio dire il crimine reiterato) degli scudi umani, devono preliminarmente scusarsi di sé, diluire la propria identità, capovolgere le proprie convinzioni.