Anche le tragedie – a volte – sono storie semplici, in fondo terribilmente facili da decodificare. Nessuno (cancellerie internazionali, “artisti”, “intellettuali”, media) esercita pressione su Hamas, concentrando invece tutto il fuoco della delegittimazione politica e morale contro il governo di Bibi Netanyahu?
E Hamas raccoglie agevolmente i frutti di questa semina, permettendosi perfino il lusso di un’atroce beffa. Ieri mattina infatti dapprima l’organizzazione terroristica ha fatto sapere di essere disponibile a una tregua con Israele, e subito dopo, a stretto giro di posta, si è affrettata a “benedire” su Telegram quella che ha chiamato «l’azione eroica, una risposta naturale ai crimini dell’occupazione».
E in cosa sarebbe consistita tale “azione eroica”? In un attentato contro civili israeliani a Gerusalemme, nei pressi di una fermata d’autobus. Due terroristi sono saliti su un bus e hanno sparato contro passeggeri e passanti: ecco l’atto di “eroismo”. Risultato? Sei persone disarmate assassinate: tra loro anche un giovane immigrato proveniente dalla Spagna, il paese che più di altri ha guidato la crociata politica anti Israele.
Ecco dunque un nuovo “contributo” di Hamas alla tregua, anzi a una pace duratura: nessun rilascio degli ostaggi israeliani (vivi o morti), nessun disarmo, nessuna risposta alle richieste in tal senso della Lega Araba. E – al contrario – diabolici inganni come quelli di ieri: dichiarazioni pro tregua, seguite da azioni terroristiche elogiate se non direttamente rivendicate. Una storia semplice, come si vede.






