Da quando il caso delle infiltrazioni terroristiche nel movimento pro -Pal è esploso in mano alla sinistra italiana, l’argomento principe di chi vuole demolire in partenza l’inchiesta dell’Antimafia è principalmente questo: le fonti su cui i pm si basano per attribuire la finalità terroristica delle raccolte fondi in favore di Gaza provengono da Israele. Dunque - è questo il teorema - provengono da uno Stato responsabile del genocidio contro i palestinesi. E dunque sono palesemente inattendibili, perché tutto ciò che proviene dal Paese guidato da Netanyahu è falso, tendenzioso, propagandistico.
Una tesi che fa breccia tra i soloni di X e di Facebook con la bandiera palestinese, tra i comici col pugno chiuso che non fanno ridere dal 1989 e anche tra qualche addetto ai lavori. Il penalista Alessandro Diddi, per esempio, ha detto al Messaggero che «è singolare che la prova di possibili collegamenti tra i destinatari di queste somme e Hamas sia data solo da report che vengono dall’autorità militare israeliana o dai loro servizi segreti».
I pasdaran di Rifondazione Comunista la prendono invece dal versante politico: «Per Israele, Usa e Ue, Hamas è un’organizzazione terroristica, quando invece si tratta di un soggetto politico in cui si riconosce una parte dei palestinesi anche all’estero». Il corollario del teorema anti-pm è il seguente: va considerato non attendibile anche il Dipartimento del Tesoro americano, che nel 2023 aveva inserito un’associazione di Hannoun nella black list classificandola come foraggiatrice dei terroristi. Si sa, gli yankee in Medio Oriente stanno con i “criminali” israeliani. Conclusione: tutta questa indagine è fuffa creata ad arte per criminalizzare il movimento pro-Pal.
















