Non se ne capacitano. Non capiscono. Si stupiscono. Si sentono traditi. La domanda che affligge il mondo progressista da qualche giorno scava nel profondo delle contraddizioni della stampa con la kefiah: «Perché Askatasuna ha devastato proprio la redazione della Stampa?». Non se ne fanno una ragione.
Annalisa Cuzzocrea, ora vicedirettore a Repubblica dopo quattro anni nel quotidiano torinese, domenica sera nel salotto televisivo di Fazio era sbalordita: «Io e Andrea Malaguti (l’attuale direttore, ndr) abbiamo fatto la prima pagina su La Stampa con scritto “genocidio”, senza preoccuparci di come avrebbe reagito una parte di opinione pubblica. Questa è la cosa che mi ferisce di più, perché non sanno cosa hanno aggredito». La sinistra nel paese delle meraviglie: è stato proprio il fronte progressista, compreso il sindaco Pd di Torino Stefano Lo Russo, a dare legittimazione al centro sociale Askatasuna; a lodare il patto per il «bene comune» che prevede addirittura la regolarizzazione del gruppo violento di estrema sinistra; a sottovalutare, se non minimizzare, le piazze violente dei pro-Pal che grondavano antisemitismo (dai cartelli agli slogan fino alle bottigliate alla polizia).
Ma davanti a un continuo sfregio della legalità, perché pensare che i delinquenti potessero risparmiare la redazione del principale quotidiano con sede in città? Non sono bastate le inchieste, le auto della polizia accerchiata, la saldatura con le frange eversive No Tav?













