Se i collettivi pro-Pal torinesi se la prendono con La Stampa vuol dire che lì dentro non la leggono, e i pochi che per sbaglio la leggono non la capiscono. Ritardo culturale o intellettuale, poco cambia: quello che hanno preso d’assalto è anche il loro giornale. «Genocidio» di Israele, contestazione delle leggi sulla sicurezza, persino il “diritto” di Askatasuna, il centro sociale da cui proviene la gran parte dei vandali rossi, ad avere la sede garantita dal Comune: non c’è tema su cui il quotidiano degli Elkann non abbia lisciato il pelo alla bestia che venerdì, per ricompensa, le ha morso la mano.
Il karma, appunto. Il 28 ottobre la testata diretta da Andrea Malaguti ha dedicato un commento alla storia della polizia «che ha portato via, in manette, un ragazzo del collettivo» al liceo Einstein di Torino. Lo ha firmato Fabrizia Giuliani, filosofa ed ex parlamentare del Pd. Concludendo che «i luoghi della formazione non sono il covo dell’antagonismo e dell’estremismo, come a volte sembra affermare il governo, ma il terreno dove nasce il vaccino». Anche la cronaca della vicenda era schierata dalla parte del minorenne: «Sedicenne ammanettato a Torino. I genitori scrivono al preside: “Nessuno è intervenuto per evitare gli scontri e proteggerlo”». Colpa di altri, insomma, non del ragazzo che aveva colpito un poliziotto. Quel sedicenne ieri è stato identificato dalla Digos: è uno dei militanti che hanno devastato la redazione della Stampa.












