Egregio direttore, ho letto le reazioni e le polemiche sulle dichiarazioni fatta dall'ormai famosa Francesca Albanese dopo l'assalto dei ProPal alla sede della Stampa di Torino. Le faccio una domanda semplice, semplice: ma lei cosa ne pensa di Francesca Albanese?
Luca Milan
Padova
Caro lettore, Francesca Albanese appartiene alla categoria di persone che quando parla non esprime opinioni, distilla certezze. Che nel suo caso, dall'alto del ruolo di incaricato speciale delle Nazioni Unite, sono anche "certificate" Onu. Albanese è depositaria di verità e, soprattutto, sa esattamente (o ritiene di sapere) dove sta il bene e dove sta il male. Oggi tra Israele e la causa palestinese, ma il suo orizzonte è ovviamente sconfinato. Guai naturalmente a contraddirla o anche solo a provare a fare dei distinguo alle sue granitiche convinzioni, si finisce platealmente ridicolizzati come il povero sindaco di Reggio Emilia o esposti al pubblico ludibrio e disprezzo come è successo ad alcuni suoi interlocutori in trasmissioni tv.
Dunque, dall'alto del suo ruolo, cos'altro poteva fare Francesca Albanese di fronte ai teppisti ProPal che hanno assaltato e imbrattato la sede del quotidiano La Stampa a Torino? Poteva limitarsi a prendere le distanze in modo chiaro e netto? Poteva definirli per quello che sono, cioè degli estremisti ottusi, ignoranti e violenti e perciò anche pericolosi? No, lei ha trovato modo di legittimarne l'operato, rispolverando l'antico adagio dei "compagni che sbagliano". Ha detto che, ovviamente, lei condannava l'atto in sé (e ci mancherebbe altro...) ma, ha aggiunto, che poteva essere utile come «monito ai giornalisti perché tornino a fare il proprio lavoro». Cioè scrivere quello che vuole Albanese e chi la pensa come lei.











