Zohan Mamdani è solo l’ultimo dell’affollatissima galleria di esultanze da esportazione della sinistra italiana, rivolte a leader cui aggrapparsi per trarne ispirazione, o forse consolazione dai mali domestici. Dunque in questo giro del mondo virtuale, Elly Schlein e tutto il Pd atterrano idealmente nella Grande Mela, per osannare questo leader islamo-radicale di sinistra, antitrumpista fino al midollo che propone un programma da terremoto per le casse pubbliche di New York. Elly e soci mollano per un attimo quel Pedro Sanchez, primo ministro socialista spagnolo, ampiamente blandito e innalzato a esempio, per quanto in preda a una profonda crisi politica, di partito, e afflitto da questioni giudiziarie familiari che di certo non si addicono a un Pd così moralista come lo conosciamo. Ancora prima, sempre guardando a Madrid, la sinistra italiana era andata in brodo di giuggiole per la vittoria di Jose Luis Zapatero, presidente socialista celebre per l’agenda Lgbt e le battaglie pro-migranti. Tutto fa brodo in momento di carestia, quando mancano disperatamente idee forti sul piano interno.
Nella sinistra del post 2006, se si esclude una brevissima parentesi iniziale della parabola di Renzi, è stata una costante. E lo zio d’America ha fornito qualche refolo di ossigeno. Pensare che i dem nostrani si aggrapparono persino alla vittoria del progressista Robert Golob in Slovenia, era il 2022. «Si ferma la virata sovranista», dissero dalle parti del Nazareno. Due mesi dopo, arriva la debacle totale contro il centrodestra in Italia. Andando indietro negli anni, ecco per esempio il gemellaggio intellettuale con il socialista francese Hollande, nel 2012, durante la campagna elettorale che egli vinse contro l’uscente Sarkozy. Pier Luigi Bersani, segretario Pd, atterrò a Parigi per partecipare a una convention gauchista e disse: «Per una volta noi italiani abbiamo aperto la strada. Gli amici italiani di Hollande hanno mandato a casa Berlusconi». Solo che Berlusconi non era stato “mandato a casa” per sconfitta elettorale, ma per una crisi della maggioranza agevolata da alcune pressioni internazionali.













