«L’altra America» che campeggiava ieri sulle prime pagine dei giornaloni non esiste, è un’illusione prospettica, geografica, antropologica, valoriale. Il trucco, o l’abbaglio, del mainstream di fronte all’ascesa del musulmano e socialista radicale Zohran Mamdani a sindaco di New York è prendere uno spicchio particolarmente specifico dell’anima americana, quello della metropoli che è allo stesso tempo punto d’approdo e di partenza, città-Stato come nessun’altra negli States, monopolizzata e allo stesso tempo decostruita da un’élite intellettuale oggi UltraWoke, e farne un caso esemplare che si estende sulla nazione-continente.

Trump è all’angolo, l’America gli ha voltato le spalle, suona la campana per la rivincita progressista. Ci cascano anche penne rodate come Gianni Riotta, che su Repubblica si avvita attorno a «il primo passo di una riscossa», e Flavia Perina, che su La Stampa ricava conseguenze per il centrodestra italico invocando «meno trumpismo» (perché i dem hanno vinto nella città-Stato, una notizia pregnante quanto il cane che morde l’uomo?). Ci asteniamo poi dal ribadire la pochade incessante che attecchisce nel campo largo, con i leader(ini) vari che s’intestano la vittoria di Mamdani e assicurano (ancora) che l’aria è cambiata, da Times Square a Brembate di Sotto, e andiamo alla sostanza.