Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:14

“I newyorkesi meritano un sindaco che possono vedere, ascoltare, contestare. La città è per le strade”. Quando, venerdì scorso, Zohran Mamdani ha percorso a piedi tutta l’isola di Manhattan, da Inwood Hill a Battery Park, ha cercato di fare proprio questo. Farsi vedere, ascoltare, superare le difficoltà di una campagna elettorale che pareva destinata ad andare da nessuna parte e che ora invece rivoluziona la politica newyorkese, il partito democratico, la stessa scena politica nazionale. Il prossimo novembre New York avrà, forse, il primo sindaco musulmano. I risultati non sono ancora definitivi, lo saranno il 1° luglio quando lo spoglio delle preferenze, secondo il sistema del ranked choice voting, sarà concluso, ma le primarie dem sono state con ogni certezza vinte da questo trentatreenne, nato all’estero, socialista, che ha condotto una campagna colorata, entusiasta in una città piegata dal costo della vita, dalle enormi disparità, dall’usura dei servizi, dal peso del suo stesso mito.

È stata una citazione di Nelson Mandela la prima cosa che Mamdani ha detto, salendo sul palco allestito per il suo party elettorale a Long Island: “Sembra sempre impossibile, fino a quando non è fatto”. Era appunto data per “impossibile” la sua vittoria alle primarie dem. Il primo grande scoglio sembrava il suo ruolo di outsider, lo scarso radicamento nella nomenklatura del partito in una città dove il partito è sistema potentissimo, oligarchico, soffocante. Mamdani è nato nel 1991 a Kampala, Uganda. Suo padre è Mahmood Mamdani, ugandese di origini indiane, professore di studi postcoloniali a Columbia University. La madre, Mira Nair, è una regista indo-americana di origine punjabi. Il suo secondo nome, Kwame, gli è stato dato in onore di Kwame Nkrumah, teorico, rivoluzionario, presidente del Ghana. Dopo un intervallo in Sudafrica, a sette anni Mamdani è arrivato con la famiglia a New York. È cresciuto a Queens. Ha fatto, anche lui, studi africani. Si è appassionato di rap. È diventato cittadino USA nel 2018. È deputato dello Stato di New York dal 1991, con un pedigree politico che, dagli “Students for Justice in Palestine” all’adesione ai “Democratic Socialists of America”, è chiaramente progressista.