Un democratico socialista musulmano di trentatrè anni potrebbe diventare il nuovo sindaco di New York. E queste caratteristiche non sono neanche la cosa più strana che lo riguardi. Alle elezioni generali di novembre Zohran Mamdani si scontrerà con il sindaco in carica Eric Adams (candidato come indipendente), con il repubblicano Curtis Sliwa e con l'altro indipendente Jim Walden, ma la sua vittoria contro l’ex governatore Andrew Cuomo nelle primarie di martedì scorso significa una grandissima ipoteca per il successo finale.

In poco meno di otto mesi, Mamdani è passato da sconosciuto membro dell'Assemblea dello Stato di New York per il 36° distretto, con sede nel Queens (carica che ricopre dal 2021) al visionario con idee socialiste che potrebbe guidare la città simbolo del capitalismo americano, protagonista di una rimonta sul favorito che entrerà nei libri di storia sulle battaglie politiche.

Una campagna, la sua, condotta dal basso, accessibile, capillare, onnipresente sia dal vivo che sui social, ma soprattutto umana, calda, gioiosa. Una campagna che ha parlato alla gente e per la gente, a differenza di quella ingessata e spompata di Cuomo. Se l’ex governatore sembrava correre per se stesso, Mamdani ha dato l’impressione di correre davvero per i cittadini, per i loro interessi, per migliorarne la qualità di vita. Che ci riesca non è affatto scontato: molte delle sue politiche – congelamento degli affitti, autobus gratuiti per tutti, asili pubblici gratuiti per tutti i bambini sotto i 6 anni, supermercati comunali che acquistino e vendano a prezzi all'ingrosso, aumento del salario minimo a 30 dollari l'ora entro il 2030 – sembrano più una lista di bei sogni che progetti davvero realizzabili, ma il punto non è questo.