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Indicaci tu, Zoharan Mamdani, la via per battere la destra da questa parte del globo terraqueo. E dimentichiamoci le infinite volte in cui la sinistra italiana si è fatta prendere dall’ebbrezza esterofila, cercando fuori il “voler essere” in casa. Andò male con Kamala Harris, che sarebbe stata perfetta per il canovaccio della “Kamala italiana”. Ora torna buono il trentaquattrenne indiano-ugandese, per chi teorizza l’era delle leadership radicali anche se – udite, udite – Mandami non ha vinto promettendo di “liberare l’America dal fascismo” ma promettendo di ridare potere d’acquisto ai salari in tempi di inflazione. Vedrete, sarà molto concreto e molto poco woke. Le donne che hanno vinto in Virginia e New Jersey invece, nella semplificazione da scimmiottamento, sono meno utili da queste parti. Figuriamoci: una è stata funzionaria della Cia, l’altra guidava elicotteri. Rompono il racconto domestico che la sicurezza è di destra.

Accade sempre così, con l’acritico slancio che accompagna la piroetta emulativa. Si segue il vincitore più adatto, si condividono le alchimie del trionfo, si spera nel contagio parassitario, ignorando poi come va a finire la storia. Come quando, poco più di un anno fa, ci si appropriò del “Front National”, che aveva impedito la vittoria di Marin Le Pen all’Assemblea nazionale. “Oggi in Francia, domani in Italia”, si vaticinò, ed era certo più funzionale rispetto al racconto dell’emergenza democratica e più scenografico del grigio Keir Starmer, che peraltro aveva anche archiviato un altro idolo perdente e passeggero della sinistra, Jeremy Corbyn. Importato da chi, dopo il renzismo, voleva tornare a fare la sinistra parlando inglese.