Naturalmente, tutto questo a schiena drittissima, a testa altissima. Altro che Meloni succube degli americani, altro che sudditanza atlantica, altro che provincialismo. Qui siamo nell’autonomia strategica dello scatto col messia, nella geopolitica dell’adorazione, nella diplomazia dell’agiografia. E si capisce: c’è una scienza obamiana che si trasmette per imposizione del cheese e del click, una successione apostolica, una grazia che discende sul capo di chi riesce a stare abbastanza vicino all’ex presidente senza farsi folgorare dall’aura. Ma, sì, dirà, Obama è buono, Trump no. Obama faceva la pace, Trump la guerra. Certo. Lo stesso Obama a cui nel 2009 è stato assegnato preventivamente il Nobel per la sua anima purissima, salvo poi scoprire che dal 2009 al 2017 sarebbe diventato l’inquilino della Casa Bianca sotto il cui comando sono state lanciate più bombe in tutta l’era moderna (oltre 26 mila solo nel 2016). Schlein ha annunciato che avrebbe parlato a Barack nientemeno che del lavoro del Pd e di come farà a battere le destre in Italia per contribuire alla causa sedicente progressista mondiale. Le destre, ovviamente, non sono avversari: sono una congregazione nera, nerissima (non come Obama, chiaro), fascio-nazista, un mostro a più teste contro cui si riuniscono gli Avengers dem armati di panel, di «rete» e di «un ordine mondiale basato su pace e cooperazione». Yes we can, anche se non è chiarissimo what, when, where, why e nemmeno precisamente who. Ma il sentimento è impeccabile.
Schlein va da Obama. E per la sinistra gli Usa tornano subito «buoni»
Elly e Barry, finalmente. La segretaria del Pd, partito secondo cui Giorgia Meloni sarebbe la cheerleader di Trump, la ragazza pon-pon degli Usa, la p...









