Sono mesi che Elly Schlein ripete: «Giorgia Meloni deve decidere se schierarsi con l’Europa o con il presidente americano». A sinistra ritengono che il nostro Paese debba essere o vassallo degli Usa o vassallo della Ue. Dovrebbe scegliere fra i due. A loro pare incomprensibile che un Capo di governo italiano si schieri semplicemente con l’Italia. E che, di conseguenza, cerchi di tenere unito l’Occidente (Europa e Stati Uniti) perché è nel nostro interesse nazionale.
Dev’esserci una ragione profonda per cui i compagni non lo capiscono e ritengono che l’Italia possa essere solo suddita di altri. Probabilmente è perché la storia del Pci e delle sue successive trasformazioni è una storia di subalternità: non ha avuto l’interesse nazionale come stella polare.
Il Pci è stato fin dall’inizio subordinato all’Unione Sovietica. Come scriveva Giovannino Guareschi: «Obbedienza cieca, pronta, assoluta». Una battuta attribuita a Ennio Flaiano spiegava cos’era il centralismo democratico del Pci: «A Roma si discute e poi si fa esattamente quello che ha deciso Mosca». Anche quando a parole, alla fine degli anni Settanta, sembrarono differenziarsi un po’, nei fatti restavano fedeli, come dimostra tutta la polemica e la mobilitazione del Pci contro gli euro missili.










