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Era già evidente dalla risposta di Giorgia Meloni al guanto di sfida lanciato da Elly Schlein che il confronto ad Atreju, a quel punto, sarebbe saltato: “Ho invitato anche Conte, non sarò io a stabilire chi è il leader della sinistra” (è la frase chiave). Cosa che diventa ancor più evidente con la contro-risposta di Elly Schlein: “E allora tu porta anche Salvini”. Vabbè, ci siamo capiti. E peccato: ci saremmo divertiti.

E tuttavia, la questione va oltre Atreju. Andando al dunque, il cuore del messaggio di Giorgia Meloni, con incorporate le ragioni della scelta, significa questo: tu, cara Elly, volevi sfidarmi in casa, per legittimarti in vista delle politiche, come “anti-Meloni”; al di là dell’esito del duello sul palco, il racconto sarebbe stato sulla prima sfida a due, peraltro al femminile, dopo Berlusconi e Prodi. La leader e la sfidante, chi si contenderà la stanza dei bottoni di Palazzo Chigi. E non sarebbe stato solo il racconto di una sera, ma la trama del prossimo anno.

Sottotesto del post di Giorgia Meloni: io questo regalo di incoronarti non te lo faccio, soprattutto dopo le regionali e nel pieno dei casini che ho sulla manovra. Guadagnatelo quel ruolo, tra correnti interne che ti logorano, alleati riottosi che preferiscono i Papi stranieri, così come financo il consigliere di Mattarella. Poi ripassa; io, invece, che qui comando come una Marchesa del Grillo, nella campagna elettorale punterò sul fatto che dalle parti mie si capisce chi è il leader, da voi boh. Dettaglio che tanto piccolo non è, anzi è enorme: quel ruolo alla Schlein non glielo regala neanche Conte, il quale avrebbe potuto dire “noi ci vediamo un’altra volta” e invece dice “eccomi”, giocando di sponda con Meloni per far saltare il confronto.