Non lascia, raddoppia. Giorgia Meloni raccoglie il guanto di sfida lanciato da Elly Schlein, che aveva sì accettato l’invito ad Atreju, la tradizionale kermesse di Fdi all’ombra di Castel Sant’Angelo, ma dettando condizioni e regole d’ingaggio: un confronto con la premier, diretto, franco, senza esclusione di colpi. In sintesi: affronto l’arena, ma a condizione di stanare il nemico. Altrimenti - il messaggio recapitato a via della Scrofa dal Nazareno - di venire nella tana del lupo non se ne parla.

Meloni lascia decantare per 24 ore, ma in realtà ha in mente la contromossa sin dal principio. «Accettare? Farò di meglio. Fatemi lavorare che ci sarà da divertirsi», risponde al mattino a chi, tra le file di Fdi, le chiede che intenda fare con Schlein. Sulla risposta da servire fredda ragiona coi suoi - Giovanni Donzelli, che lavora all’evento h24, il fido Giovanbattista Fazzolari e la sorella Arianna, che ha ormai in mano le redini del partito - ma sa benissimo dove vuole andare a parare. Infilare il dito nella piaga del nemico, in quel fronte progressista che fatica a stare insieme. E che Schlein vuole «testardamente unitario», con un bug non da poco a inquinare la scena: Giuseppe Conte voce fuori dal coro a giorni alterni.