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Ultimo aggiornamento: 16:03

di Michele Sanfilippo

Dice bene Bersani quando afferma che le destre che, nel mondo, vincono un po’ ovunque, usano più o meno gli stessi ingredienti, variando caso mai le dosi. Politiche economiche iper-neoliberiste, che implicano tagli al welfare, soprattutto scuola e sanità; attacco alla magistratura, che si vorrebbe assoggettare all’esecutivo; l’idea che il leader, in quanto espressione del popolo, sia incapace di sbagliare; lotta agli emigrati che usurpano la ricchezza della nazione.

E’ un peccato che Bersani, soprattutto in passato quando ha ricoperto importanti incarichi politici e di governo, non sia stato altrettanto capace di capire e contrastare le ragioni che hanno spinto milioni di elettori a disertare le urne ed altrettanti a votare quelle destre che ora minacciano in modo sempre più insidioso le democrazie rappresentative. Le ragioni che il Bersani di oggi mi sembra vedere con più chiarezza consistono nell’abdicazione della sinistra, negli ultimi quarant’anni almeno, da quello che è sempre stato il suo ruolo storico: cioè la difesa dei cittadini più deboli attraverso politiche economiche di redistribuzione della ricchezza da operare attraverso una tassazione progressiva dei redditi e la costruzione di un solido welfare.