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Ultimo aggiornamento: 6:57
di Raffaele Galardi*
L’ascesa dell’estrema destra in Occidente nei primi anni Duemila non è una sorpresa. È una conseguenza. Non di una regia unica, ma di scelte politiche reiterate e di rinunce precise. Tra queste, un ruolo centrale spetta anche alla sinistra. Dopo l’11 settembre 2001 la paura diventa struttura. La sicurezza prende il posto della giustizia. L’emergenza diventa metodo. I diritti diventano negoziabili. La sinistra non rompe questo schema. Lo amministra. Lo giustifica. In alcuni casi lo raffina. In nome della responsabilità, accetta il linguaggio dell’eccezione.
Nel 2008 la crisi finanziaria segna una rottura netta. Il patto tra lavoro e dignità si spezza. Le disuguaglianze aumentano. La precarietà diventa normale. Qui la sinistra compie il suo errore più grave: non nomina il conflitto. Protegge la stabilità dei mercati più della sicurezza sociale. Difende vincoli presentandoli come necessità naturali. Si separa dal proprio popolo.






