In Italia esistono decine di manuali dedicati al panettone: guide tecniche, ricettari, studi sulla lievitazione e sulle farine. “Fatto a mano, con amore dal 1971” nasce da un altro bisogno. È la storia di una famiglia che da oltre cinquant’anni vive dentro un impasto, di un mestiere che si tramanda con la pazienza del lievito madre e il calore di un forno acceso ogni giorno. Emozionante è il pensiero di Stella Tagliazucchi, figlia del mitico Valter e seconda generazione della pasticceria, sui motivi che hanno portato alla genesi del libro. “Sentivamo che la nostra storia aveva bisogno di un’altra forma, più personale e più vera.Siamo cresciuti attorno a un panettone, letteralmente. La nostra famiglia è lievitata insieme a quell’impasto, anno dopo anno, festa dopo festa, tra prove, tentativi, inciampi e soddisfazioni, fino a farlo diventare il nostro prodotto, quello che ci ha messo le ali per volare in tutto il mondo”.

L’arte

È la storia di famiglia che diventa arte, l’arte che diventa panettone, il panettone che diventa libro. Una storia che potrebbe tranquillamente iniziare con il più classico “C’era una volta”. Tutto comincia nel 1971, a Pavullo nel Frignano, piccolo comune in provincia di Modena, dove un bambino di dieci anni insacchetta biscotti nel laboratorio di famiglia. Suo padre impasta, sua madre stende e taglia, la stanza profuma di burro e zucchero. Quel bambino è Valter Tagliazucchi, fondatore del Giamberlano, nome antico e solenne, scelto per raccontare un’idea di pasticceria come cerimonia e dedizione. Accanto a lui c’è Patrizia, compagna di una vita, “la forza silenziosa che ha reso possibili i miei sogni”, dice Valter. È lei a tenere insieme la casa e il laboratorio, le prove, le attese, i momenti in cui tutto sembra crollare e invece ricomincia, sempre da un impasto.