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17 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 17:22
La Commissione europea taglia ancora le stime sulla crescita italiana e certifica che, una volta esaurita la spinta del Recovery plan, Roma tornerà fanalino di coda in Europa. A dimostrazione del fatto che la scommessa su cui si fondava il Pnrr – portare l’Italia fuori dal circolo vizioso dello “zero virgola” e mettere in sicurezza la sostenibilità del debito – è stata persa. Nelle previsioni economiche d’autunno Bruxelles rivede al ribasso il Pil di quest’anno (+0,4%, contro lo 0,7% indicato in primavera) e del 2026, che dovrebbe chiudersi a +0,8% dallo 0,9% precedente. Quella stima è lievemente migliore di quella inserita dal governo nel Documento programmatico di finanza pubblica, ma peggio farà solo l’Irlanda (+0,2%). E il valore atteso per il 2027, primo anno post-Recovery, accende un allarme rosso: quell’ulteriore +0,8% è il dato più basso dell’intera Ue che nel complesso viaggerà tra +1,4% (Eurozona) e +1,5% (Ue a 27).
Il commissario agli Affari economici Valdis Dombrovskis ha spiegato che la dinamica “modesta” dell’Italia è oggi sostenuta soprattutto dai consumi delle famiglie e dagli investimenti pubblici di cui il Recovery resta il “principale motore“. Con i vincoli del nuovo Patto di stabilità che irreggimentano la politica di bilancio del governo Meloni – che quel Patto l’ha sottoscritto – la scadenza del Piano rimetterà a nudo l’atavico problema della bassa produttività – e di conseguenza bassa crescita – che gli investimenti e le riforme del Pnrr avrebbero dovuto risolvere.













