BELÉM (BRASILE) - Piove sul bagnato a Belém. Ieri, durante l’inizio ufficiale della Cop30 nel cuore dell’Amazzonia, a un certo punto delegati, politici e giornalisti fra le migliaia di persone presenti non riuscivano più nemmeno a parlare. Un temporale tropicale, in una città a 30 gradi e dai tassi di umidità altissimi, si è abbattuto sui grandi tendoni gonfiabili e sulle strutture montate apposta per la Conferenza: il risultato è stato un rumore assordante, con la pioggia che cadeva perfino dentro in alcuni punti. Quel rumore però è diventato impossibile perché mescolato da un altro suono costante di sottofondo: l’aria condizionata che viene sparata senza sosta.

Cop30, Cina e Ue tentano l’alleanza contro i combustibili fossili

di Giacomo Talignani

Il paradosso dei paradossi, nella grande conferenza sul clima che prova a trovare soluzioni per arginare la crisi del clima alimentata dalle emissioni antropiche, è che quell'aria condizionata, così come tutta l’elettricità della Cop30, è alimentata a gasolio. Già, perché nonostante il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva sia ancora fortemente ancorato ai combustibili fossili - nuove trivellazioni sono appena state autorizzate sul Rio delle Amazzoni - e nonostante le solite polemiche per le emissioni di jet privati e navi giunte a Belém per permettere una migliore logistica ai delegati, si sperava che per la prima, simbolica e storica Conferenza delle parti nel cuore dell’Amazzonia, ci fosse decisamente più attenzione all’ambiente.