L'Amazzonia. Belém.

Sono appena arrivato: dall'altra parte del mondo, proprio nel cuore della sfida climatica. Non parlo solo di Brasile, ma di tutto il mondo, visto che è qui che si tiene la Cop30. Sono già trenta Conferenze sul clima. Tutta una generazione di vertici, negoziati e delusioni.

A differenza delle COP di un tempo, alle quali partecipavo spinto dalla speranza, questa volta vengo a Belém per dovere. E spero che saremo più numerosi possibile. Perché? Perché qui ci giochiamo niente meno che salvare la cooperazione ambientale dal collasso del multilateralismo, mentre il limite di 1,5 °C fissato alla COP21 di Parigi rischia di andare in frantumi. Se c'è un obbiettivo da non perdere, è proprio questo. Per dare il segnale che non ci siamo arresi.

Perché il mondo si è già messo in moto, ma sta frenando il proprio slancio.

Basterebbe così poco perché la transizione climatica passasse da un concetto, che crea una forte resistenza, a una marcia trionfale, efficiente e redditizia. Le energie rinnovabili sono già l'energia più competitiva al mondo. L'efficienza energetica, i materiali riciclati, la mobilità pulita stanno progredendo ovunque, nonostante le critiche dei sostenitori dello status quo. Dai villaggi del Sahel alle grandi metropoli europee, dalle Ande al Pacifico, molti ne vedono già i vantaggi.