BELEM (Brasile) – Una volta i simboli dell’incongruenza delle COP erano i jet, ora rischiano di essere le navi. Sul cielo di Belem, alle porte dell'Amazzonia, nella città che per due settimane di fatto si trasformerà in capitale del Brasile per ospitare la COP30, la grande Conferenza delle parti sul clima, gli elicotteri volteggiano senza sosta. Le principali strade della città, soprattutto intorno all’Hangar, il centro congressi dove si terrà la COP, sono chiuse e strettamente sorvegliate dalla polizia: domani, 6 novembre, si inizia nel caldo tropicale con il vertice dei leader arrivati da tutto il mondo (per l’Italia ci sarà il vicepremier Antonio Tajani). Lo sguardo dell’incongruenza, in un Brasile già sotto accusa per nuove esplorazioni petrolifere alla foce del Rio delle Amazzoni, per i problemi di sicurezza e deforestazione e per una infinità di problemi logistici legati alla COP (come i prezzi alle stelle degli hotel), è ora rivolto altrove: al porto che si trova a 30 di minuti dalla sede della Conferenza. Qui è attraccata la barca-hotel Iana III, un mega yacht che ospiterà il presidente del Brasile Luiz Inacio Lula e potrà contenere fino a 65 persone.
Cop30 – “L’ultimo appello”. Un’istituzione da difendere















