BELÉM (Brasile) - Nell’Amazzonia bollente, tra 30 gradi e umidità alle stelle, è iniziata oggi ufficialmente la prima parte della Cop30, dedicata al vertice dei leader. Nei padiglioni dell’Hangar di Belém si ascoltano di fatto solo tre rumori: quello dell’aria condizionata sparata dappertutto, dei martelli di operai che stanno tentando in fretta e furia di finire di allestire sale e corridoi della Conferenza e il chiacchiericcio di fondo che è poi condensato anche nei messaggi dei potenti, ovvero le frecciate e i moniti contro il grande assente alla Cop, il negazionista Donald Trump presidente degli Usa. Se il Brasile voleva dare l’idea di essere pronto davanti all’urgenza di agire nell’affrontare la crisi del clima, diciamo che logisticamente non sembra proprio esserci riuscito: le strutture della Cop30, che inizia come negoziati il 10 novembre, sembrano infatti ancora in alto mare. Tra volontari che non parlano inglese e plenarie vietate alla stampa, è perfino difficile respirare l’aria di un vertice di natura internazionale se non fosse per la sfilata dei leader (circa 60 i capi di stato e 40 i ministri) arrivati da tutto il mondo per confrontarsi su finanza climatica, fondi per le foreste, giovani e popoli indigeni e per discutere sull’efficacia degli NDC, i piani climatici presentati prima della Cop, come arma per contenere l’avanzata della crisi del clima sotto i famosi +1,5 gradi.