BOLOGNA – La cucina italiana esce dai ristoranti, dalle televisioni e dai social per entrare a Palazzo Re Enzo. Dove il Cappuccino di funghi e ostrica del siciliano Ciccio Sultano è pane quotidiano e dove Massimo Bottura parla di bellezza e futuro, che è la capacità di anticipare, di vedere oltre, «che non è un posto, ma uno stato mentale, che parte dal cuore». Come quando, nel 1993, con l’Osteria Francescana che doveva ancora nascere, «stagionavo le forme di Parmigiano Reggiano assieme a Umberto Panini» che per primo capì il suo potenziale. È lì che è nato un piatto, più che simbolico, come Le 5 stagionature del Parmigiano, che teneva assieme materia prima e tecnica «cullando l’ego del cuoco, un piatto che parlava del territorio e dello scorrere del tempo lento in Emilia-Romagna». Il dialogo con lo chef modenese è l’antipasto di una lunghissima giornata per C’è + Gusto, il festival dell’hub del gruppo Gedi dedicato alla cultura enogastronomica, in programma anche domani.

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Tante persone salgono le scale di Palazzo Re Enzo. Assaggiano, ascoltano, chiedono, fanno foto e postano sui social. Le più richieste sono le sfogline dell’associazione di volontariato La San Nicola di Castelfranco Emilia: tirano la sfoglia col mattarello, mettono il ripieno, chiudono e fanno assaggiare. Generose, fra selfie e consigli. Hanno anche scritto un libro “Rigorosamente in brodo di cappone”, che viene presentato in mezzo a tanti, come fosse l’ultimo bestseller in cima alle classifiche. Col tortellino non si scherza da queste parti, dove la rivalità con Modena è ancora fuoco vivo: il libro racconta la storia di tante sfogline, piatti fumanti e sfide.