ABologna, a Palazzo Re Enzo, il 18 e 19 ottobre il festival torna a mettere in scena la sua idea più semplice e radicale: il cibo come linguaggio, in una conversazione diffusa che mescola immaginazione, identità, scienza e convivialità. L’apertura di sabato è già un manifesto: “Accelerare l’immaginazione”, il faccia a faccia tra lo chef Massimo Bottura e il direttore creativo di Ferrari Flavio Manzoni sul nesso tra bellezza, progetto e materia, due grammatiche diverse per dire la stessa parola: futuro.
Da qui il racconto entra nel vivo. “I dialetti del cibo” fa risuonare l’Italia delle cucine locali con Cesare Battisti, Ciccio Sultano e Giulio Terrinoni, mentre “Breaking food” mette in campo Giorgio Calabrese, Luisanna Messeri e Sonia Peronaci: informare, intrattenere, ispirare, per una nuova retorica del gusto dove la credibilità scientifica dialoga con la fruibilità pop. Tra l’ironia di Vito e lo sguardo sui consumi di Conad, il cibo diventa collante sociale, e l’Umbria si presenta “tradizionale e moderna”. Il respiro internazionale cresce con “Green soul”, lezione danese su sostenibilità e filiere, e “Cool Nord”, che racconta perché la Danimarca – nazione ospite della rassegna – fa tendenza tra artigianalità e marketing consapevole.







